sabato 19 agosto 2017

Un anno di Barbagamer Micro! Cioè, no, diciamolo!

Post di Michele Ricci.

Il 7 Febbraio 2012 ho postato la prima cagata su Barbagamer, il mio primo blog, nato per combattere la noia e per mettere su carta (anzi, su schermo) pensieri disconnessi riguardanti le mie passioni da sfigato.

A quel primo esperimento è mancata la costanza, elemento principale che ha innescato la fiamma di Barbagamer Micro, versione ancora più pezzente della stessa cosa che facevo in precedenza, ma con l'ordine categorico dell'uscita quotidiana. Ogni giorno una nuova cazzata, alle 6:00 in punto.

Era il 19 Agosto del 2016 e non avevo il caldo fottuto di questa notte.

Ebbene sì, la missione è compiuta, almeno nel primo anno di vita, grazie anche all'aiuto dei due barbuti di supporto (Vomicoso e Valerio Maragò) che hanno alleggerito il "carico" dalle mie spalle, mantenendo a galla il baraccone maleodorante che qualche masochista legge e supporta.

Ed e proprio a voi che "dedico" (con tanto di musichetta da soft porno italico) questo post dalla dubbia utilità (come se tutti gli altri ne avessero almeno un briciolo): grazie!

Ci si legge domani, alla stessa ora, con le solite stronzate.

Segue una foto a cazzo pseudo artistoide che non mi piace.


venerdì 18 agosto 2017

Pikmin 3 (2013)

Nintendo EAD | Wii U

Post di Michele Ricci.

Non sono mai stato un ragazzone peloso amante dei Pikmin di Nintendo, e lo "strategico" della casa giapponese non rientra nelle serie che più apprezzo. Forse per colpa del ritmo generale o delle meccaniche di gioco, ma il divertimento non è mai scattato e, per qualche oscuro motivo, speravo di ricredermi una volta avviato l'episodio per Wii U

Pikmin 3 è un bel vedere, non c'è alcun dubbio, e il colpo d'occhio generale (sopratutto le texture che ricoprono gli elementi dello scenario) lascia piacevolmente stupiti, ma l'assurdità del sistema di controllo, unito alla "fedeltà" della proposta, hanno attivato il sensore "mamma mia ancora la stessa cosa?"

Oh, ben inteso, il problema è tutto mio, e chi ha consumato i titoli precedenti troverà in questo tanto da fare e molti cosi colorati da sacrificare, ma non fa per me, no no!

Nintendo, dammi un seguito di Doshin the Giant (con lo stesso orrido doppiaggio italiano del gioco su GameCube, mi raccomando!) per Switch, che io e Olimar non legheremo mai!

giovedì 17 agosto 2017

5brani #02

Post di Michele Ricci.

A quasi un anno di distanza riporto in vita 5brani, rubrica nata per altri scopi che ho deciso di "trasformare" in una breve raccolta delle novità musicali (solo brani singoli) che più calamitano la mia attenzione, sperando di riuscire a mantenere una cadenza "regolare".

Ma bando alle ciance e andiamo a incominciare.

Satyricon - Deep Calleth Upon Deep (2017)
Apparso all'improvviso nella playlist dei nuovi consigli di Spotify, "Deep Calleth Upon Deep" dei, quasi scomparsi, Satyricon è un brano che attinge dalle ultime uscite della band norvegese e arricchisce il tutto di una vena melodica accalappiante. Il mood generale è particolare e le chitarre sono sfiziose, mentre gli inserti lirici del ritornello non disturbano, per un pezzo breve e incisivo che non fa gridare al miracolo. La curiosità c'è tutta, adesso bisogna attendere l'album completo.

Necrophobic - Pesta (2017)
I Necrophobic continuano spediti per la loro strada, proponendo il solito (e solido) black death metal melodico e grintoso, senza rischiare e con un leggero alone di già sentito che incomincia ad affiorare. "Pesta" suona bene ma un po' rompe i coglioni.

Blood Red Throne - Gore Encore (2017)
"Gore Encore" è un brano thrash metal con catarrose vocal death, semplice e lineare ma ad alta gradazione scapocciatoria. Grandi cose dal prossimo disco dei norvegesi?

Archspire - Remote Tumour Seeker (2017)
Le botte canadesi! L'estremismo tecnico in cui ogni tanto sguazzo è incarnato alla perfezione da "Remote Tumour Seeker", psicotica esplosione di matematica violenza sonora, affilato come un bisturi, quadrato come una sequenza binaria. "Relentless Mutation" (l'album che include questo brani) sembra promettere bene, per somma goduria degli amanti del brutal death metal più tecnico e moderno.

Grave Pleasures - Infatuation Overkill (2017)
Il post-punk sexy degli ombrosi finlandesi è incredibilmente efficace, e "Infatuation Overkill" riesce a giocarsi la mano vincente in soli tre minuti. Grande tiro, ritornello ruffiano e diabolico, ritmo da sculettamento necrofilo e tanta nostalgia. Figo!


mercoledì 16 agosto 2017

Graceful Explosion Machine (2017)

Vertex Pop | Nintendo Switch

Non davo due lire a Graceful Explosion Machine, 2D side-scrolling shooter della canadese Vertex Pop (one man studio del solo Mobeen Fikree, che si avvale di qualche collaboratore esterno) uscito su Switch, ma, complice uno sconto decente, ho ceduto alla tentazione, tuffandomi in questo prodotto dalla orrenda grafica da gioco in Flash.

Caspita, dopo un paio d'ore d'assestamento devo ammettere che la ciccia buona abbonda e soddisfa! Tramite una meccanica alla Defender (con tanto di fondamentale radar da contemplare costantemente), saremo portati a sopravvivere alle ondate nemiche, sfruttando a nostro favore le quattro armi di cui la navetta dispone.

Al classico fuoco di base (soggetto al surriscaldamento) si aggiungono un attacco a 360 gradi (che può cancellare i colpi), un raggio laser obeso e una grandinata di missili a ricerca (indirizzabili a piacimento). Le tre armi di cui sopra condividono la medesima barra d'energia, ricaricabile con l'attesa (molto lenta) oppure raccogliendo degli item rilasciati dalla nemicaglia distrutta. Chiudono il quadro generale un tasto per invertire il fronte della nostra astronave (brutta come la fame) e un altro grilletto dorsale per effettuare uno scatto (solo due volte consecutive e non immune ai proiettili).

Se le prime partite sembrano sin troppo minimali, basta tentare di migliorare la votazione finale ottenuta (con la S+ che richiede genuina concentrazione) per rendersi conto della necessità costante di gestire le distanze con le orde d'abbattere, mantenendo sempre attivo il moltiplicatore di punteggio (gestito alla perfezione), mentre si sforacchia l'esercito avversario (le cui fila si arricchiscono costantemente di nuovi esemplari) utilizzando l'arma giusta al momento giusto.

Il ritmo è fantastico sin dai primi livelli "veri" e le chicche tecniche utili ad accrescere quei bei numerini esaltano l'appassionato a caccia di hi-score (farsi circondare da un cospicuo numero da proiettili per poi cancellarli tutti insieme, ottenendo punti e combo, rende turgido quel che turgido non è), donando al titolo canadese una profondità invidiabile, a tutto vantaggio della giocabilità.

Chiudete i vostri occhietti delicati sulla resa estetica ributtante e lasciatevi ossessionare dalla caccia al grado S+. Una volta raggiunto c'è la classifica online ad attendervi.
Auguri.

Consigliatissimo 'orco due!

martedì 15 agosto 2017

Bolt Thrower - Realm of Chaos: Slaves to Darkness (1989)

Inghilterra | Earache Records

Post di Michele Ricci.

Quanto diavolo era bello il death metal degli anni '90? Eh? Così pieno di focosa irruenza giovanile e lontano dalla masturbazione tecnica delle produzioni odierne, focalizzate su strutture fuori di capa ma prive di sangue nelle vene.

Se parliamo dei Bolt Thrower poi, il discorso si fa ancora più carnale: essenziali ed efficaci, i mai troppo lodati bruti inglesi hanno sempre confezionato album sentiti, creati con passione, suonati di pancia  e con un sacchetto di testicoli belli grossi (pure Jo ne aveva da vendere).

"Realm of Chaos: Slaves to Darkness" è il secondo full-lenght della band e punto più alto di una carriera all'insegna della coerenza, un esemplare di ruvida bellezza che travolge l'ascoltatore con una raffica letale di song killer, tra riff da scalpo immediato, accelerazioni grind e l'inconfondibile timbro di Willets, abrasivo e perfetto.

Brani come "Through the Eye of Terror" è "World Eater" (solo per citare i miei preferiti) sono limpidi esempi di concreto metallo mortale dove la sostanza basta e avanza.

La scomparsa di Martin Kearns nel 2015, drummer storico del gruppo, e il successivo scioglimento dei Bolt Thrower hanno segnato profondamente il cuore degli appassionati, che mai smetteranno di rimpiangere i quattro rabbiosi di Coventry.

Disco gigantesco.

lunedì 14 agosto 2017

Samael - Passage (1996)

Svizzera | Century Media Records

Post di Michele Ricci.

Litigo spesso con "Passage", quarta prova in studio degli svizzeri Samael, e ancora oggi non riesco a capire se mi gusta o mi procura lo stesso piacere di una guizzante altalena attaccata alla sacca scrotale.

La grassa mistura di industrial, sinfonia oscureggiante (ma più goticheggiante, forse anche no), metal "ciovane" (dai riff in perpetuo movimento), tentazioni elettroniche (non sempre azzeccate) e retaggio "black metal" (sì, ok)  continua a spiazzarmi, con giornate intere in cui non posso trattenermi dal canticchiare "My Savior" che s'intervallano a puri momenti di disprezzo verso soluzioni dallo sgradevole sentore "pianola Bontempi che portavo a musica alle elementari".

I brani hanno un arrangiamento impeccabile e una presa quasi immediata, e l'influenza della proposta musicale del quartetto svizzero è tuttora rintracciabile nei moderni fenomeni dell'avanguardismo "estremo", ma ascoltare "Passage" non appaga mai pienamente il mio appetito sonoro.

Importanti ma non fondamentali.

domenica 13 agosto 2017

Lost Odyssey (2008)

Mistwalker, Feel Plus | Xbox 360

Post di Michele Ricci.

Tra me e Lost Odyssey c'è un conto in sospeso dal 2008: ho ricominciato il JRPG di Mistwalker ben cinque (5, CINQUE!) volte, totalizzando un numero di ore che solo il pudore mi trattiene dal rivelare, ma non sono mai giunto ai titoli di coda. Mai.

Sì, proprio così, quel quarto dvd non riesco a sfangarlo. Mi faccio coraggio, armandomi di tutta la pazienza del mondo, grindo come uno stronzo (anche se il gioco cerca in tutti i modi d'ostacolare questa giustissima tradizione) ma poi arriva il momento fatidico, inserisco quel dannato (quarto) disco nella Xbox 360 e zac!, la voglia scompare e preferirei farmi sradicare i denti senza anestesia.

Forse è colpa della costante tragedia in cui Kaim sguazza (con quello sguardo che nemmeno una monaca di clausura, condannata all'ergastolo in cella d'isolamento di un carcere di massima sicurezza deserto, avrebbe), oppure del ritmo soporifero della parte conclusiva della lunga ed estenuante avventura, o di un cattivone che non spaventerebbe nemmeno un ipocondriaco nudo in un lazzaretto stracolmo d'infetti, ma Lost Odyssey è una fottuta odissea di nome e di fatto.

Voglio diversamente bene a questo gioco, di quel bene che fiuta il sangue, e un giorno sconterò la mia condanna, ma oggi, sulla soglia dei quaranta, non posso fare a meno di guardarlo con astio, tenendolo a debita distanza da me.



sabato 12 agosto 2017

Armored Saint - March of the Saint (1984)

USA | Chrysalis

Post di Michele Ricci.

Molti appassionati considerano questo disco uno degli apici del metallo classico degli '80, ma, pur riconoscendone gli indubbi meriti, non ho mai fatto all'amore con la proposta musicale degli Armored Saint.

"March of the Saint" ha tutte le cose giuste al loro posto: melodie orecchiabili e tamarre, voce ruffiana, riff pieni di brio e parti ritmiche composte ed energiche, ma l'ascolto procede senza sussulti, come trattenuto, simile a un coito interrotto in modo sgarbato e maleducato ("Esci fuori di lì, cazzo!")

Sì, perché l'heavy metal purosangue ha bisogno di ritornelli alza frangetta e quelli presenti in questo album sono fiacchi, prevedibili, mah, insomma, cioè. Tutto il brano ti carica e, mentre sei pronto a lasciarti andare al più villoso degli acuti, all'improvviso l'epica crolla e resti solo in quel caffè, ad aspettare che?

Meglio sfoderare gli Angel Witch... 

venerdì 11 agosto 2017

Pestilence - Malleus Maleficarum (1988)

Olanda | R/C Records

Post di Michele Ricci.

"Malleus Maleficarum" è un buon debutto, precedente alle due perle che proietteranno il gruppo nell'olimpo dei death metal tecnico più completo e soddisfacente.

I quattro feroci olandesi sfornano un album assassino, dove la primordiale influenza thrash metal europea si fonde alle fondamenta di quello che, come scritto poc'anzi, diverrà il sound distintivo della band. L'inconfondibile timbro di Martin van Drunen (che mi fa impazzire un sacco, porca troia) regala graffi a profusione, mentre riff spietati e batteria furente travolgono l'ascoltatore incessantemente, senza pietà.

"Malleus Maleficarum" ha lo spirito e l'attitudine del metal estremo del periodo, carnale, viscerale e privo di fronzoli, una foto ricordo della pubertà dei Pestilence, giusto un attimo prima dell'incredibile evoluzione che sarebbe sbocciata già dall'anno successivo.

Onesto.

giovedì 10 agosto 2017

Picross e3 (2013)

Jupiter | Nintendo 3DS

Post di Michele Ricci.

Grazie a un buono sconto "regalatomi" (LOL) da Nintendo tramite il suo programma fedeltà (My Nintendo), ho messo le mani su questo Picross e3, terzo episodio per 3DS della serie "e", erede del gioco enigmistico ideato da HAL Laboratories e pubblicato su DS.

Faccio un azzardo (o un figura di merda, fate voi) affermando che Picross è l'unione felice tra il Sudoku e Campo Minato, con un pizzico di pixel art e tantissime madonne volanti.

Tralasciando le eventuali cazzate, il giochillo di Jupiter (giapponesi da sempre al lavoro sulle portatili Nintendo) assolve con precisione ai propri doveri d'intrattenimento, con una curva della difficoltà che più naturale non si può, accompagnando il giocatore con dedizione verso quella fucina di blasfemia che sono i Mega Picross.

Per allenare le meningi e le corde vocali, ne trovate sette (come i giorni della settimana) nel negozio online del 3DS.

  

mercoledì 9 agosto 2017

Like Father, Like Son (2013)

Giappone | Hirokazu Kore-Eda

Post di Michele Ricci.

Con questa pellicola ho avuto il mio "primo incontro" con Hirokazu Kore-Eda, regista giapponese dalla carriera lunga e importante, e Like Father, Like Son ha saputo colpire con efficacia il mio cuore.

Protagonisti assoluti del film sono l'infanzia, i rapporti familiari, uno scambio di neonati e tanta intimità. Leggera e discreta, la telecamera del cineasta orientale fotografa attimi di vita domestica in cui le emozioni si susseguono senza scalpitare, filmando le vicissitudini di due famiglie (in particolar modo dei bambini coinvolti) con quel tatto e quei silenzi che molto riescono a esprimere, senza ricorrere ad inutili siparietti "vorrei straziarti l'anima ma ti frantumo i coglioni".

Like Father, Like Son è un film intenso ma pacato, frutto di una sensibilità e un modo di raccontare storie che andrebbe tutelato.

Consigliato.

martedì 8 agosto 2017

Dillon's Rolling Western (2012)

Vanpool | Nintendo 3DS

Post di Michele Ricci.

Vi ho già parlato di Vanpool, scrivendo un post su quella follia ambigua chiamata Freshly-Picked Tingle's Rosy Rupeeland, e oggi tocca a Dillon's Rolling Western, titolo in digitale non privo d'eccentricità.

Nei panni di un armadillo(n) di nome Dillon (l'umorismo intelligente è un mio tratto distintivo, pochi cazzi) dovremo fracassare di mazzate delle coriacee mostruosità rocciose, alquanto pericolose e voraci di pecore-rapa, risorsa fondamentale per la sopravvivenza del villaggio di cui saremo responsabili.

Al giocatore spetta rotolare in giro per la mappa (sfruttando lo stick, qualche pulsante e il pennino), raccogliendo risorse, potenziando torrette e chiacchierando con altri cosi strani, preparandosi alla venuta del cielo cremisi, annunciatore nefasto della minerale orda nemica.

Una volta giunti a contatto con gli avversari, saremo catapultati nello scontro, da gestire sfruttando lo schermo touch. Si carica il colpo del coraggioso armadillo silente, lo si indirizza verso il bersaglio e si cerca d'inanellare una bella combo d'attacco multiplo, azzeccando il giusto tempismo.

La componente da tower defense arricchisce di grinding l'anima action del gioco, e l'accaparramento costante di risorse e denaro sarà presto un obbligo a cui dedicare del tempo, ovviamente senza trascurare i vari potenziamenti a disposizione del vendicatore corazzato, utilissimi per arricchirne le capacità offensive.

Esteticamente minimale, musicalmente altalenante, immediato ma con un pizzico di profondità, Dillon's Rolling Western gioca troppo presto tutte le sue carte migliori, lasciando campo libero all'insorgere di una noia latente ma presente.


lunedì 7 agosto 2017

Throne of Ahaz - Nifelheim (1995)

Svezia | No Fashion Records

Post di Michele Ricci.

Ci sono band che sperimentano, mischiano, innovano, fanno cose, sperando d'imboccare il suono giusto, "rivoluzionando" il mondo della musica tutta (giusto per non farsi mancare niente). Poi ci sono gruppi come i Throne of Ahaz, che fanno della fedeltà alla tradizione, e della totale adesione ad un genere, la propria fede.

"Nifelheim" è black metal allo stato puro, non contaminato da cazzate, con tutte le cose giuste al posto giusto e privo di spiacevoli sorprese che possano dare fastidio al seguace del nero verbo.

La produzione potente e pulita (forse pure troppo) da corpo al buon groove del gruppo, che macina con disinvoltura tutti i riff che il caprone infernale esige, e l'espressione truce appare spontanea, mentre ci si lascia andare a un blasfemo, e poco salutare, scapocciamento demoniaco.

Per chi, come il sottoscritto, non può fare a meno di queste oscure vibrazioni.

domenica 6 agosto 2017

Little Inferno (2012)

Tomorrow Corporation | Wii U

Post di Michele Ricci.

Dei giochi di Tomorrow Corporation ho scritto qui e qui, e non potevo esimermi dal parlarvi anche di Little Inferno, simulatore di camino, consumismo e solitudine, unico e originale.

Nei panni di un ragazzino dovremo alimentare il nostro caminetto con prodotti di varia (delirante) natura, combattendo il gelo mortale che ghermisce il mondo. Mentre si sperimentano le combinazioni incendiare, alla ricerca della combo giusta, la storia andrà dipanandosi, dapprima timidamente, acquisendo toccanti sfumature d'umanità.

Purtroppo a Little Inferno manca un costrutto ludico che possa anche solo ritenersi soddisfacente, e la voglia di scoprire dove la storia andrà a parare resta l'unica spinta concreta.

Se amate la narrativa e v'incuriosisce la peculiare meccanica d'avanzamento, troverete in Little Inferno un curioso e anomalo esperimento interattivo.

Io ho apprezzato.